archivio
L’edizione 2026
Voci
“Voci” è un titolo che porta con sé il doppio respiro della libertà e della sua negazione.
Ci sono le voci ascoltate, che diventano espressione di dialogo e partecipazione.
E ci sono le voci dimenticate, inascoltate, che restano ai margini e chiedono spazio. Ci sono le voci che resistono, che cantano, che si fanno musica, arte e poesia.
A volte le voci si alzano, si fanno urlo, si trasformano in prevaricazione nel tentativo di sovrastare le altre.
Un festival dedicato alle voci è allora un invito ad ascoltarle nella loro pluralità: quelle che danno forma al presente, quelle che custodiscono la memoria, quelle che aprono possibilità di futuro. Ogni voce porta con sé una storia, un’emozione, un frammento di verità. Metterle in relazione significa accogliere una pluralità che non è rumore, ma coro di umanità.
Prestare la voce è anche attraversare un’altra identità. Lo fa l’attrice che si lascia abitare da un’altra vita, lo fa il regista che decide il ritmo, il silenzio, il modo in cui una storia prende vita.
In ognuno di questi gesti, la voce diventa un passaggio segreto: un ponte invisibile che permette a un’altra esistenza di farsi ascoltare.
Un festival dedicato alle voci nasce da qui: dal desiderio di fermarsi ad ascoltare. Non una voce sola, ma molte.
Ascoltare, allora, non è solo un gesto. È una scelta. È il primo atto di ogni libertà.
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L’edizione 2026
Voci
“Voci” è un titolo che porta con sé il doppio respiro della libertà e della sua negazione.
Ci sono le voci ascoltate, che diventano espressione di dialogo e partecipazione.
E ci sono le voci dimenticate, inascoltate, che restano ai margini e chiedono spazio. Ci sono le voci che resistono, che cantano, che si fanno musica, arte e poesia.
A volte le voci si alzano, si fanno urlo, si trasformano in prevaricazione nel tentativo di sovrastare le altre.
Un festival dedicato alle voci è allora un invito ad ascoltarle nella loro pluralità: quelle che danno forma al presente, quelle che custodiscono la memoria, quelle che aprono possibilità di futuro. Ogni voce porta con sé una storia, un’emozione, un frammento di verità. Metterle in relazione significa accogliere una pluralità che non è rumore, ma coro di umanità.
Prestare la voce è anche attraversare un’altra identità. Lo fa l’attrice che si lascia abitare da un’altra vita, lo fa il regista che decide il ritmo, il silenzio, il modo in cui una storia prende vita.
In ognuno di questi gesti, la voce diventa un passaggio segreto: un ponte invisibile che permette a un’altra esistenza di farsi ascoltare.
Un festival dedicato alle voci nasce da qui: dal desiderio di fermarsi ad ascoltare. Non una voce sola, ma molte.
Ascoltare, allora, non è solo un gesto. È una scelta. È il primo atto di ogni libertà.






















































