Passepartout - Pensieri e Parole - 2012: Nella fine il principio.
Le immagini sono riferite all'edizione 2010
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Ecco tre nuovi report del festival Passapartout a cura di Ludovica Dussoni:

Masolino D'Amico, rinomato saggista, traduttore e critico, si occupa di cercare di spiegare nell'incontro dell'8 giugno l'Ulisse di James Joyce.
Inizia il suo discorso ribadendo quanto sia difficile, se non quasi impossibile sintetizzare e tradurre un tale capolavoro, che Joyce stesso non presentava come libro sperimentale, ma chiamava romanzo.
Il libro viene pubblicato nel 1922, quando molto persone pensano che sia improbabile che qualcuno riesca ancora a scrivere un romanzo alla maniera dei grandi autori.
D'Amico presenta il libro come la risposta del romanzo moderno a quello che stavano facendo tutti gli altri artisti nel periodo successivo alla guerra. Nonostante questo molte persone, tra cui Virginia Woolf lo trovavano volgare e inappropriato.
Afferma che la storia abbia bisogno di essere spiegata, rimarcando l'impossibilita di leggere il libro suddiviso in parti.
In una lettera indirizzata ad un suo caro amico Joyce spiega come il libro sia il racconto di una giornata che segue vari personaggi, ma presentata come l'Odissea.
Alcuni tra i personaggi si rifanno ai protagonisti dell'Odissea stessa.
Stephen Dedalus, presentato nei primi capitoli, rappresenta Telemaco, e le sue scene ricordano la Telemachia del poema omerico.
Leopold Bloom assume il ruolo di Ulisse, e nonostante molte volte si trovi nello stesso luogo in cui si trova Dedalus, i due si incontrano definitivamente solo la sera
Penelope, come ci si potrebbe aspettare è la moglie di Leopold, Molly Bloom.
Ci sono larghissime porzioni del libro in cui i personaggi non comunicano tra di loro, ma possiamo osservare fitti dialoghi interiori. Joyce lo fa per rappresentare l'inconscio e D'Amico ritiene che sia molto accurato nel suo lavoro.
La caratteristica che rende difficile la lettura è che Joyce tende ad essere molto raffinato, senza cercare di andare dritto al punto.
Mentre Stephen Dedalus è un personaggio ripreso da un romanzo precedente di Joyce, realizzato per rappresentare l'autore in giovinezza, Leopold Bloom è la proiezione di Joyce da adulto.
La spiegazione di D'Amico è stata certamente esaustiva, arricchita da dettagli sulla vita dell'autore, purtroppo non sono sicura sia riuscito a trasmettere completamente il suo interesse per l'opera.

La mattina del 12 giugno è Claudio Pagliara, giornalista che ha avuto l'occasione di essere corrispondente a Pechino e a New York, a parlare.
Racconta di come arrivato a New York, poco prima dello scoppio della pandemia, abbia percepito il potenziale inzio del declino della supremazia tecnologica americana e l'emergere delle potenze asiatiche.
Negli ultimi dieci anni è sorta una nuova rivalità globale, innanzitutto tra paesi con governo autocritico, come la Cina di Xi Jinping, e le democrazie liberali.
Nel più recente decennio la Cina ha completamente rovesciato la sua situazione, con un progressivo ma totale ritorno del partito comunista.
Spiega come Xi Jinping sia molto concentrato sul portare Taiwan sotto il dominio cinese, nonostante Biden sia pronto ad opporsi, poiché questo significherebbe la dissoluzione della potenza degli Stati Uniti in quella zona dell'Asia.
Successivamente ribadisce quanto sia importante che l'occidente esca vincitore dal conflitto in Ucraina, poiché altrimenti sarà quasi impossibile fermare l'espansione dei regimi autocratici.
Lo squilibrio commerciale tra Cina e Stati Uniti è a favore della Cina, ed è aumentato durante la pandemia. Nonostante questo il paese ha quasi totalmente smesso di produrre vestiti, concentrandosi maggiormente sullo sviluppo tecnologico; Pagliara afferma quindi che è sbagliato dire che in ambito della produzione tessile la Cina stia avendo un impatto negativo per gli altri paesi.
Aggiunge inoltre che anche se la Cina è in fase espansiva, essa comporta un moto di rigetto, non favorevole a chiunque.
La conferenza è stata generalmente molto coinvolgente, Pagliara è stato capace di spiegare in modo semplice una situazione molto complessa e a cui sono particolarmente interessata.

L'ultimo incontro del festival di passepartout vede come ospiti Stefano Pontecorvo, consigliere diplomatico del ministro della difesa italiano e Gianpaolo Scarante, capo di gabinetto del ministro degli esteri.
Invece di spiegare il motivo per cui hanno deciso di portare un tema come quello dell'Afghanistan, i due scelgono di parlare del perché i fatti di cui trattano sono avvenuti proprio in Afghanistan, paese definito come il carosello del mondo antico.
Scarante illustra come nel diciannovesimo secolo due grandi potenze abbiano iniziato a contendersi il territorio afghano, e conclude il suo primo intervento affermando che se i generali che nel tempo hanno provato a conquistare il paese si fossero informati sulla sua storia non avrebbero fatto tali azioni.
Pontecorvo afferma che chiunque provi ad invadere l'Afghanistan è destinato a fallire nel mantenere il controllo del paese, a causa dello spirito estremamente orgoglioso delle popolazioni, che spesso si ribellano.
Successivamente dichiara che i talebani oggi non conoscono il paese che stanno governando, essendo stati cacciati per 20 anni, periodo in cui l'Afghanistan si è evoluto.
Rivelano che gli americani, dopo aver scelto di rimanere in Afghanistan, non riuscirono a restare poiché arrivati con la convinzione che fosse tabula rasa, quando in realtà non lo era affatto.
Collegandosi alla situazione dell'Ucraina affermano che il paese oggi vive una fase di divisione geopolitica come quella che ha caratterizzato l'Afghanistan per migliaia di anni. In aggiunta il ritiro dall'Afghanistan potrebbe essere stato il segnale di debolezza dell'America che Putin stava cercando.
In realtà i due paesi non sono realmente collegabili, ma sono parte di uno stesso quadro generale.
Questo incontro è stato un ottimo modo per approfondire la storia dell'Afghanistan, grazie anche alle opinioni di persone che hanno potuto affrontare le situazioni in prima persona.

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